Ballottaggio - Candiadati a confonto

Musso Liste: Enrico Musso Sindaco, UDC, FLI, API

Doria Liste: Lista Marco Doria, PD, IDV, SEL, Fed. Sinistra

 

1. Con scarse risorse contano molto idee e progetti: a quali pensa per favorire i giovani e per fronteggiare le odierne emergenze educative?

Musso
Doria
Genova deve diventare interessante per i giovani, con iniziative sul versante delle tecnologie, sullo sviluppo delle iniziative culturali e deve curare una migliore integrazione fra Università e città. L’università è uno degli (ormai pochi) elementi che attraggono a Genova una popolazione “qualificata”, non genovese e talvolta non italiana. Per la città è un’opportunità di attrarre e trattenere i migliori talenti.
Le scuole comunali poi sono strategiche per la civile convivenza in una città già multietnica, e in continuo cambiamento. Le scuole genovesi possono e devono costituire un sistema di eccellenza per i relativamente pochi bambini. La scuola deve trasmettere non solo competenze ma anche valori per formare i Genovesi di domani nel senso di identità, responsabilità, rispetto per la collettività e per i cittadini più deboli.
Un organo di Controllo sulla qualità di vita nelle scuole Comunali, con particolare riguardo ai nidi ed alle scuole materne garantirà la relazione tra famiglie e sistema scolastico.
Un patto di co-responsabilità fra scuola e famiglia può valorizzare la funzione dell’insegnante, che non può abdicare alle sue funzioni didattiche, e il ruolo della famiglia quale principale attore del progetto educativo dei figli. Un costituendo ufficio del Comune dedicato alla famiglia avrà un ruolo strategico in questo progetto.
Per quanto riguarda l’educazione è bene partire chiarendo che il Comune ha competenza sui nidi e responsabilità sussidiarie rispetto alle scuole dell’infanzia; è inoltre responsabile del servizio di ristorazione e degli edifici scolastici fino alle scuole secondarie di primo grado. Nell’ambito di tali competenze, ritengo importante che il Comune consolidi ed ampli i servizi educativi 0/3 anni e favorisca per tutti l’accesso alla scuola dell’infanzia (3/6 anni); che si impegni per far funzionare bene i servizi a gestione diretta comunale (nidi e materne), utilizzando in maniera efficace ed efficiente le risorse disponibili; che intervenga laddove le risorse lo consentano sulle strutture, sugli arredi e sull’offerta di alcuni servizi che andrebbero potenziati e diversificati, come la ristorazione; che coordini e sostenga l’organizzazione di reti di solidarietà e di cittadinanza attiva, che l’ambito scolastico per sua natura ingenera.
Non intendo formulare promesse impossibili da mantenere perché, come in tutti i settori di bilancio, anche in quello che riguarda l’educazione  e per politiche giovanili si va incontro alla riduzione delle risorse disponibili. Tuttavia ritengo fondamentale impegnarmi ad affrontare il problema insieme a tutti coloro che si occupano di educazione (in primis le operatrici e gli operatori comunali, ma anche i rappresentanti dell’associazionismo dei genitori e degli insegnanti, il settore pubblico, il privato e il privato sociale), nella convinzione che si possano trovare soluzioni condivise, finalizzate al ben-essere dei bambini e delle bambine.

  

2. È disposto ad introdurre un sistema tributario e tariffario che tenga in maggior conto i carichi familiari, ad esempio con un adeguamento dell’IMU, della TIA (ex TARSU) e con una diversa tariffazione dei trasporti urbani, dell’acqua, della ristorazione scolastica e degli asili nido?

 

Musso
Doria
E’ vero, Genova è una città cara ed anche la pressione fiscale ad opera del Comune è più alta di altre città comparabili. Credo che l’organizzazione complessiva della macchina comunale possa essere rivista con il risultato di significativi risparmi. Abbiamo dipendenti comunali bravi e preparati ma spesso impiegati male. Ricorrere all’aumento indistinto della tassazione verso i cittadini è l’ammissione di non aver gestito l’organizzazione e di aver paura di prendere decisioni nel futuro. Bisogna partire dal miglioramento della gestione di beni e servizi pubblici e conseguentemente aumentare le entrate derivanti da tale gestione. Solo con un ripensamento dell’efficienza della macchina comunale sarà possibile contenere la tassazione IMU (così la tassazione di altri servizi come la TIA ad esempio) entro livelli accettabili. A tal fine stiamo concretamente pensando di adattare i migliori sistemi di quozienti familiari in uso in altre città italiane. Le risorse comunali disponibili sono come noto estremamente limitate e andranno gestite con estremo rigore per consentire di adempiere ai doveri fondamentali della Civica amministrazione. In questa fase di obiettiva crisi è però utile ragionare senza preclusioni sul reperimento delle risorse, ipotizzando modalità innovative tali da garantire equità sociale e sostenibilità finanziaria. Ogni soluzione che riesca a coniugare questi principi fondamentali potrà essere attivamente considerata senza alcuna remore di natura ideologica ma solo ed esclusivamente facendo perno su una indispensabile pragmaticità e senso del bene comune.

 

3. Genova, città di anziani, come può aprirsi anche ai giovani offrendo luoghi ed occasioni di aggregazione, di riflessione e di scambio culturale?

 

Musso
Doria
I giovani sono il futuro di ogni città. Bisogna  evitare che continui la fuga da Genova.Occorre creare condizioni territoriali (amministrative, infrastrutturali e fiscali) in grado di attrarre, trattenere e radicare le imprese e quindi di mantenere e aumentare le opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani. Il Comune dovrà assicurare la regia e il coordinamento degli attori privati, pubblici e sociali che influenzano la realizzazione dei grandi progetti economici, infrastrutturali, culturali. Dovranno fare sistema le eccellenze attuali e potenziali di Genova (porto, università e high-tech, turismo) cercando sinergie.
In particolare realizzerò una Cabina di regia fra enti territoriali, organizzazioni di imprese, manager e lavoratori per di monitorare l’economia locale, anticipare le necessità, le situazioni di crisi, le risposte. Sarà poi compito del Comune promuovere  la città a livello nazionale ed internazionale per promuovere le capacità e le opportunità del territorio (talenti, aree industriali, clima, reti...) presentandole nelle sedi nazionali/internazionali più opportune.
Genova deve anche migliorare la relazione con il sistema universitario, deve migliorare l’accoglienza e i servizi per gli studenti non genovesi, e facilitarne il soggiorno. Ad esempio gli studenti del programma “Erasmus” possono diventare, un domani, “ambasciatori” di Genova nei loro paesi di provenienza:il Comune conferirà agli studenti Erasmus una sorta di “cittadinanza onoraria” offrendo loro a un prezzo forfettario servizi pubblici (trasporti, musei) e sconti convenzionati con esercizi privati, con un’apposita carta che ne agevoli la fruizione. Un portale internet del Comune, collegato con i siti dell’Università e il circuito Erasmus, raccoglierà le offerte delle agenzie immobiliari, aumentando le opportunità e diminuendo i costi degli affitti.
Le politiche giovanili possono tradursi in una risorsa di grande rilievo, una risorsa partecipativa, culturale e di animazione per una città che deve rigenerare i propri spazi e orizzonti; una risorsa formativa, educativa e di crescita per il passaggio verso l'età matura. Se questo è il fine, non si possono intendere gli interventi legati ai giovani come eventi temporanei e non continuativi nel tempo, bensì come monitorati e continuativi. Puntare alle energie delle nuove generazioni per sviluppare i territori diventa un modo concreto per migliorare i territori stessi, sviluppando passioni, creatività, inventiva, immaginazione. Intendere il territorio-spazio come bene comune è il prerequisito per innescare processi creativi e partecipativi giovanili su vari temi: musica, arte, poesia, sport, convivenza inter-religiosa, animazione sociale di comunità, cultura del riciclo, solo per citarne alcuni.
Ritengo di particolare interesse e rilevanza nelle pratiche che andranno promosse dall’amministrazione comunale: la diffusione di una cultura della legalità e dell'antimafia; l’incentivo fattivo a occasioni di incontro e messa in rete tra progettualità giovanili locali e regionali, nazionali ed europee; la proposta di una Ri-generazione card: una card per tutti gli under 26 che preveda agevolazioni per l’utilizzo dei mezzi pubblici e per l'accesso a teatri, cinema, concerti, musei, mostre; il sostegno alla creazione di una Banca del tempo giovanile, una sorta di registro per giovani delle superiori e studenti universitari per agevolare il tutorato reciproco su attività extrascolastiche ma di profilo formativo.

  

4. Quale dovrebbe essere la vocazione preferenziale della città: industriale, commerciale e dei servizi,turistica, agricola? Quali dovrebbero essere comunque le priorità ed in relazione ad esse quali gli strumenti e le strade percorribili da parte dell’Ente locale?

 

Musso
Doria
È fondamentale che la città diventi attraente per imprese e lavoratori. Rendere facile fare impresa a Genova, ma anche rendere gradevole vivere e lavorare a Genova. Se creiamo una città con collegamenti e trasporti con il resto d’Italia e del mondo possiamo competere con chiunque.
Il clima, le bellezze naturali e storiche, il patrimonio artistico e urbanistico, i musei, l’acquario, i forti: Genova è meta naturale di un turismo culturalmente elevato e ad alto indotto e valore aggiunto. È inoltre possibile contare sul bacino di utenza potenziale dei crocieristi in transito, oggi ignorati. Ma le attrazioni e le iniziative turistiche vanno organizzate e promosse in modo coordinato, valorizzando Genova nel suo insieme come brand o marchio turistico.
Quindi non una vocazione unica ma presidio delle industrie presenti, sviluppo del filone high-tech (sfruttando anche il volano degli Erzelli) e rilancio del turismo qualificato. Di nuovo confermo che realizzerò una Cabina di regia con il compito di gestire in maniera pro-attiva lo sviluppo economico del territorio.
Genova è andata radicalmente trasformandosi negli ultimi decenni. La città industriale in cui molti di noi sono cresciuti è ormai un lontano ricordo. Oggi dobbiamo perciò impegnarci a ricostruire un futuro, concretamente, in modo che i giovani ritrovino qui spazio e occasioni di lavoro. Senza attendere soluzioni miracolose, grandi opere di incerta realizzazione, dovremo individuare quanto può essere attuato con immediata efficacia.
Sul porto, colonna dell’economia cittadina, dovremo agire perché possa lavorare e prosperare in un positivo rapporto con la città, migliorandone l’operatività e le infrastrutture di trasporto.
Dovremo poi difendere le grandi imprese, lavorando per integrarle al meglio nel quadro dello sviluppo urbano; nello stesso tempo dovremo proporre spazi e incentivi per rilanciare le nuove iniziative e in particolare quelle legate alla ricerca e ai settori industriali avanzati. Il tessuto industriale odierno di Genova – pur drammaticamente impoverito rispetto al passato – è infatti un elemento essenziale non solo per il rilancio della economia locale ma anche per la tenuta economica dell’intero Paese.
Il Comune dovrà quindi, da una parte, operare scelte urbanistiche opportune per favorire questi sviluppi, individuando le aree utili e in particolare sostenendo le riconversioni delle aree dismesse, ma dovrà anche operare un attento marketing, una vera e propria promozione del territorio, nella consapevolezza che la coesione sociale e una buona qualità della vita e dell’ambiente sono il punto di partenza per attirare nuove attività.
Ritengo che il Comune, per quanto specificamente lo riguarda, debba impegnarsi per rendere più agevoli e funzionali le procedure amministrative in modo da favorire le attività economiche, attraverso la semplificazione e la collaborazione con le imprese; debba attentamente guardare a settori quali quelli del commercio e della distribuzione, dove decisive sono le prerogative di regolazione, con il preciso intento di proteggere quella rete di piccole attività che consentono di mantenere vivi e vitali interi quartieri.
La città del lavoro è anche città della ricerca. Si deve guardare a un settore industriale avanzato, capace di creare ricchezza promuovendo conoscenze e competenze, in un rapporto di positiva collaborazione con l’Università di Genova. In tale prospettiva appare strategica la realizzazione del progetto degli Erzelli, di cui pure andranno seguiti e valutati con grande attenzione gli aspetti urbanistici ed economici. Oltre alle risorse, da valorizzare al meglio, dell’Ateneo, deve diventare più stretto il rapporto con l’IIT, che da centro d’eccellenza per vari aspetti separato dalla città deve trovare il modo di integrarsi sempre più nel territorio e nell’economia genovese. Ricerca è infine quella in campo medico-sanitario: Genova ha avuto e ha realtà di eccellenza che possono essere messe a rischio da scelte miopi e di corto respiro e che vanno difese efficacemente. Esemplari a tale proposito sono i casi dell’IST, oggetto di una fusione con San Martino che non deve in alcun modo significare la dispersione di un prezioso patrimonio di conoscenze e competenze, e del Gaslini. L’attività di ricerca ivi realizzata, da ricercatori in troppi casi precari, deve proseguire nel migliore dei modi rappresentando una straordinaria ricchezza per la città e il paese.

 

 

 5. La morfologia della città e lo sviluppo urbanistico determinano seri problemi alla mobilità degli abitanti: come affrontare il problema?

 

Musso
Doria
Credo sia abbastanza nota la mia passione per l’uso della bicicletta in città, prevedo quindi una sua forte incentivazione e la realizzazione di piste ciclabili su alcuni assi fondamentali della città. A Genova occorre ridurre la domanda di trasporto individuale, premiare chi usa il trasporto pubblico, penalizzare chi inquina. Serve una “rivoluzione copernicana” per potenziare il trasporto pubblico (anche la metropolitana espandendola!) e incentivare (incentivi a punti, minori tariffe sosta) la mobilità a zero o basso impatto ambientale: veicoli elettrici o ibridi, biciclette, pedoni.
Solo un trasporto pubblico più frequente e veloce può sottrarre traffico all’auto privata e risanare i conti di Amt. Si attraggono passeggeri articolando meglio le tariffe (ridotte per chi usa il bus per poche fermate e chi acquista carnet di biglietti, per chi usa il bus più frequentemente, etc.) e combattendo l’evasione.
Gli strumenti di pianificazione e le opere approvate o avviate durante il ciclo amministrativo 2007 – 2012 hanno definito uno scenario di riferimento. Siamo adesso nella fase della realizzazione degli interventi e della definizione di modelli gestionali del sistema che evitino il rischio di “infrastrutture senza servizi” o di “infrastrutture senza domanda”. La struttura della domanda va analizzata sia dal punto di vista del sistema produttivo e logistico che da quello del pendolarismo e della mobilità urbana.
La priorità della prossima amministrazione dovrà essere quella di accelerare la realizzazione delle infrastrutture di mobilità urbana e di porre in essere le scelte indispensabili affinché queste possano essere sfruttate in tutte le loro potenzialità. Priorità significa stabilire una gerarchia nella allocazione delle risorse economiche e nelle elaborazioni progettuali. Priorità significa coerenza con la pianificazione regionale e conferma degli obiettivi di Smart City sia in ottica di sostenibilità ambientale sia in ottica di rendere il trasporto pubblico qualitativamente competitivo con il trasporto privato.
Genova è la città europea che ha a disposizione la più alta varietà di modalità di trasporto pubblico: nave e treno, funicolari e ascensori, bus e filobus, auto (taxi e car sharing) e bici (bike sharing). Queste diverse forme vanno valorizzate e sempre più integrate, sfruttando questa caratteristica anche ai fini turistici per rendere migliore la qualità della vita di tutta la cittadinanza.
Occorre mettere in campo idee innovative ma profondamente radicate nella nostra realtà e nel difficile contesto di risorse limitate in cui ci troviamo. E’ importante non sbagliare la sequenza corretta: prima vengono le idee, una “visione” della nostra città, e solo dopo si reperiscono le risorse necessarie per portare avanti i progetti che realizzano questa idea di mobilità urbana.
La grande maggioranza della popolazione è favorevole alle sistemazioni ciclabili ed al trasporto pubblico. Grande parte del successo e dell'accettabilità di una politica innovatrice degli spostamenti dipende dalla strategia di comunicazione: occorre realizzare efficaci campagne di controllo e dissuasione, investendo nella comunicazione nelle scuole.

 

6. Il lavoro non rientra nelle strette competenze di un’amministrazione comunale, tuttavia cosa pensa di poter e dover fare per incrementare l’occupazione ed impedire l’esodo dei giovani che a Genova non trovano lavoro?

 

 

Musso
Doria
L’occupazione è la priorità di Genova in questo momento. Le grandi imprese stanno soffrendo per la macro economia e le piccole imprese soffrono spesso per la burocrazia. Il Comune dovrà semplificare al massimo le incombenze burocratiche e facilitare la nascita di nuove imprese con servizi ed aree dedicate. Si possono ipotizzare la riduzione quinquennale (fino all’azzeramento) delle imposte locali, o incentivi a compensazione degli oneri di urbanizzazione, per le imprese che effettuino nuove assunzioni a Genova
Importante è anche preservare le piccole imprese commerciali che oltre all’occupazione aiutano a tenere vivo e controllato il territorio. Un contributo non indifferente all’occupazione può venire anche dal potenziamento del settore turistico.
Un nodo che si rivela nell’oggi particolarmente problematico è effettivamente quello dell’accesso dei giovani al mondo del lavoro. Flessibilità infatti è divenuto purtroppo un sinonimo di precarietà. Tra le possibili azioni dell’amministrazione comunale per alleviare questo penoso stato di cose riteniamo fattibili e utili la promozione del Micro-credito come strumento a sostegno dell’imprenditorialità giovanile con l’attivazione di uno sportello municipale potrà svolgere le seguenti funzioni; favorire l’incontro tra imprenditori individuali o comunque di piccole dimensioni con il mondo bancario e gli investitori istituzionali, fornendo la necessaria consulenza e assistenza; valutare forme di intervento diretto del Comune al fine di favorire il coinvolgimento di altri soggetti istituzionali nell’avvio di attività di imprenditoria giovanile, mediante il co-investimento in fondi dedicati. A questo riguardo intendo favorire la progettazione di uno spazio-officina a sostegno della creatività artigianale e artistica, oltre all’attivazione di competenze municipali dedicate all’imprenditoria giovanile, che orientino, forniscano consulenze sulla legislazione, sui possibili assetti societari, sulle agevolazioni fiscali, sulla predisposizione delle pratiche, sulle modalità di accesso al credito, sulla preparazione di un business-plan coinvolgendo, laddove possibile, le tante risorse umane qualificate disponibili sul territorio.

  

7. Sul versante della solidarietà, strumento diretto a costruire coesione sociale, quale attenzione ritiene di rivolgere alle organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, e del cosiddetto “terzo settore”, per favorire l’integrazione nel territorio, per valorizzare la sussidiarietà, coinvolgendo l’associazionismo nella programmazione delle politiche amministrative e produrre un impatto positivo sulla promozione della persona e della famiglia?

 

 

Musso
Doria
Il volontariato è “sostenibile”: migliora la qualità e contiene i costi, rende il cittadino consapevole e protagonista nella tutela, portatore di diritti e di doveri verso la comunità. La valorizzazione del cittadino e della sua famiglia è la prima “co-terapia”.
Nel mio programma il Comune dovrà assumere sempre più un ruolo di regia, indirizzo, controllo e regolazione dei servizi pubblici di ogni tipo. Il Comune che sia garante dei diritti e degli interessi dei cittadini, e della qualità dei servizi forniti anche da soggetti terzi. Il “terzo settore” è cresciuto a Genova in questi anni, non solo nei numeri ma soprattutto in competenza e qualità, ed è  una risorsa da valorizzare. Il taglio delle risorse disponibili per i Comuni, impatterà certamente su tutte le attività comunali ma potrà essere l’occasione per ripensare anche il sistema di relazione tra Comune e Terzo Settore. Non più una semplice attività di “body-rental”come avviene ora (tra l’altro con pochi controlli) ma coprogettazione, coinvolgimento su obiettivi condivisi, assunzione di responsabilità.
Mi aspetto anche approcci innovativi da parte delle associazioni, con una propositività che sfidi anche il Comune  ad uscire dalla “comfort zone” ed ad affrontare temi finora considerati fuori discussione. Forse alcune delle logiche adottate nell’assistenza agli anziani potrebbero essere introdotte nel Comparto educativo; sono temi su cui ragionare e confrontarsi.
Una volta eletto creerò per affrontare queste tematiche un tavolo di lavoro; tavolo che verrà istituito appositamente per programmare, attuare e controllare con tutti gli altri interlocutori (Assessori....) lo stato dell'arte delle numerose e varie iniziative comunali che spesso hanno molte sinergie non sfruttate
Durante questa campagna elettorale ho incontrato numerose interessantissime e vivaci realtà associazionistiche che mi hanno rafforzato nella convinzione che il terreno della politica, inteso come azione di cittadinanza attiva e quindi accessibile a tutti, debba essere riscoperto, rivisitato e rinnovato. Sono infatti profondamente convinto che la democrazia partecipata integri le istituzioni rappresentative, lungi dal delegittimarle. Per interrompere il corto circuito per cui, da almeno vent’anni, politica e società camminano con tempi e modalità completamente sfasati occorre ricostruire le precondizioni della partecipazione alla vita pubblica dei cittadini consapevoli e disinteressati. In questo senso ritengo assolutamente fondamentale la collaborazione stratta tra Civica amministrazione e mondo associazionistico, e guardo con particolare interesse ad un processo importante in atto in molte città: quello del passaggio dagli Assessorati alla Partecipazione, agli Uffici alla Partecipazione, alle dirette dipendenze del Sindaco, quale garante della volontà politica dell’intera coalizione, nel rapporto tra istituzione e cittadinanza. Il volontariato si inserisce come un tassello essenziale, in particolare in un momento di generale difficoltà, per provare a garantire ad ogni persona abitante a Genova servizi ed attività che faccia sentire tutti parte della nostra comunità.

  

 

8. Genova è caratterizzata da sempre dalla multi - appartenenza, una città capace di aprirsi all’integrazione tra le diverse culture. Quale leva fra quelle oggi disponibili ad un’amministrazione comunale può essere utile al raggiungimento di questo obiettivo?

 

 

Musso
Doria
Meno burocrazia,  trasparenza dei processi, responsabilità chiare, tempi certi, definiti e comunicati. E soprattutto rispetto per le persone.
Sono questi i principi di riferimento che adotterò. E poi molta collaborazione con le associazioni del “terzo settore”. Come Comune potenzieremo le attività di assistenza agli immigrati, con uno sportello multilingue in grado di dare assistenza  a 360° su tematiche amministrative e di inserimento, uno sportello ove gli immigrati possano ricevere indicazioni concrete su cosa fare e dove andare per problemi di qualsiasi natura. Questo può anche consentire di evitare che momenti di difficoltà nelle fasi iniziali di inserimento possano portare ad appoggiarsi a strutture parallele non legali. E poi corsi di lingua e legislazione italiana in collaborazione con università e associazioni di volontariato; scambi di formazione culturale (arte, intrattenimento, cucina, etc.) tra immigrati ed italiani; repressione dei fenomeni di razzismo e degli abusi nei rapporti di lavoro e di locazione; repressione abusivismo commerciale con la creazione di luoghi per il commercio etnico e per l’incontro delle comunità; eventi multiculturali negli spazi pubblici del centro.
Un programma ricco con tante idee ma anche per tutto questo, il modello che ho in mente prevede la collaborazione con le associazioni.
Intorno al principio dell’inclusione possono svilupparsi politiche che considerino e valorizzino le differenze, in una società plurale e interculturale che deve avere attenzione per i bambini, gli adolescenti, gli anziani, le donne, la famiglia, i nuovi cittadini. Una città moderna e civile non può che essere inclusiva e aperta, deve quindi combattere le discriminazioni e garantire i diritti di tutte e di tutti. Il Comune può e deve quindi operare utilizzando gli strumenti amministrativi nelle sue disponibilità tenendo sempre ben presenti i principi enunciati dalla Costituzione della Repubblica.

 

Nota: le risposte sono pubblicate in ordine di ricezione