Risposte Giuseppe Viscardi

Liste: Gente Comune, MIL Movimento Indipendentista Ligure
1. Con scarse risorse contano molto idee e progetti: a quali pensa per favorire i giovani e per fronteggiare le odierne emergenze educative?
I progetti sono molti, e per essi – come per il resto – facciamo riferimento al nostro programma. Uno però ci piace ricordarlo, visto che non lo fa nessuno: lo sport. Poiché l’attività sportiva contiene messaggi universali ed un pallone unisce più di tanti discorsi, interverremo nell’immediato sugli impianti comunali (e poi anche su quelli di altri proprietari) per la loro migliore fruibilità, partendo dal dato preoccpuante che solo 7 su 120 di proprietà comunale sono oggi a norma. Quanto alla scarsità di risorse per questo e per ogni altro progetto sociale, siamo certi di avere in tasca la ricetta per reperirne di nuove e risparmiarne di vecchie: il rinnovamento totale del ciclo dei rifiuti, che ci permetterà – lavorando sul riciclo e respingendo ogni forma di tecnologia “a fiamma” – di vendere sul mercato delle materie per cifre importanti e di evitare di pagare multe milionarie come invece accade oggi.
2. È disposto ad introdurre un sistema tributario e tariffario che tenga in maggior conto i carichi familiari, ad esempio con un adeguamento dell’IMU, della TIA (ex TARSU) e con una diversa tariffazione dei trasporti urbani, dell’acqua, della ristorazione scolastica e degli asili nido?
Non solo siamo disposti (abbiamo anche firmato il documento presentato dal Forum delle Associazioni Familiari), ma si tratta di punti irrinunciabili del nostro programma.
3. Genova, città di anziani, come può aprirsi anche ai giovani offrendo luoghi ed occasioni di aggregazione, di riflessione e di scambio culturale?
Considerato che oggi tutto, a Genova, sembra pensato per una città a misura di anziano, a partire dalla mobilità, intendiamo lavorare per rendere di nuovo possibile la convivenza tra le generazioni senza contrapposizioni che non giovano certo a nessuno. Creare quindi a Genova un polo universitario d’eccellenza, con il Centro Storico protagonista (senza decentramenti insensati, tipo Erzelli), pensare a forme di accoglienza, elaborare un “piano giovani” che consenta di mettere Genova sullo stesso piano delle città europee di maggiore capacità attrattiva, sono soltanto alcuni dei nostri punti, assieme alla valorizzazione culturale (Percorsi musicali e museali, ad esempio).
4. Quale dovrebbe essere la vocazione preferenziale della città: industriale, commerciale e dei servizi,turistica, agricola? Quali dovrebbero essere comunque le priorità ed in relazione ad esse quali gli strumenti e le strade percorribili da parte dell’Ente locale?
Le nostre scelte in ambito lavorativo sono equilibrate, e non puntano solo in una direzione. In linea di massima, quindi, tutti e quattro gli ambiti sono al centro della nostra attenzione (v. programma). Tuttavia, si ritiene che senza una specifica attenzione per il porto e le attività connesse, a cominciare dalle costruzioni e riparazioni navali nelle quali mettere a frutto quasi due millenni di storia ed esperienza, la città non possa esprimere in modo compiuto le proprie potenzialità.
5. La morfologia della città e lo sviluppo urbanistico determinano seri problemi alla mobilità degli abitanti: come affrontare il problema?
E’ il nostro piatto forte, e rispondiamo richiamando la parte del nostro programma relativa ai trasporti, alla quale hanno collaborato le migliori intelligenze genovesi del settore. In estrema sintesi, puntiamo sulla “cura del ferro” e l’adozione della trazione elettrica sulla rete genovese, almeno nelle sue direttrici di forza.
6. Il lavoro non rientra nelle strette competenze di un’amministrazione comunale, tuttavia cosa pensa di poter e dover fare per incrementare l’occupazione ed impedire l’esodo dei giovani che a Genova non trovano lavoro?
Puntiamo molto – come già detto – su ogni comparto d’eccellenza (dalla portualità alle attività connesse, dal turismo - anche fieristico e congressuale, da tempo in calo - al commercio, dalla tecnologia al rilancio delle attività agricole e artigianali più tipiche). Nel rispetto delle regole della legalità, vogliamo per i nostri giovani percorsi occupazionali “normali”, sia per chi intende percorrere le strade dell’impresa (culturalmente difficili in una città fortemente ideologizzata e quindi di scarsa propensione imprenditoriale ), sia per chi sceglie la via del lavoro dipendente. Puntiamo quindi sulla formazione, sulla capacità delle nostre scuole di attirare intelligenze, sulle agevolazioni – specie burocratiche, ma anche fiscali e finanziarie – e sull’innovazione, nonché sulle aree oggi non produttive e comunque troppo costose nel rapporto con altri territori.
7. Sul versante della solidarietà, strumento diretto a costruire coesione sociale, quale attenzione ritiene di rivolgere alle organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, e del cosiddetto “terzo settore”, per favorire l’integrazione nel territorio, per valorizzare la sussidiarietà, coinvolgendo l’associazionismo nella programmazione delle politiche amministrative e produrre un impatto positivo sulla promozione della persona e della famiglia?
La sussidiarietà è per noi un principio irrinunciabile. Siamo pochi, pochissimi in questa campagna elettorale a parlarne, e soprattutto a sapere cosa sia. In fondo, siamo un’associazione di volontariato (e tale vogliamo rimanere, anche dopo le elezioni), e non ci limitiamo a conoscerla. Cosa vogliamo fare? Anzitutto vogliamo essere “l’ente pubblico nel processo della sussidiarietà”, ossai colui che sa mettere a disposizione della società civile nelle sue diverse articolazioni (famiglia, impresa, terzo settore) strutture e conoscenza per poter esprimere le proprie capacità. Come lo vogliamo tradurre? Ad esempio, sburocratizzando ogni processo (nei tempi, nei modi, nella sostanza) che riguarda l’associazionismo ed il volontariato. Ancora, censendo e poi mettendo a disposizione gli spazi pubblici non altrimenti utilizzati. Anche su questo punto rimandiamo al nostro programma.
8. Genova è caratterizzata da sempre dalla multi - appartenenza, una città capace di aprirsi all’integrazione tra le diverse culture. Quale leva fra quelle oggi disponibili ad un’amministrazione comunale può essere utile al raggiungimento di questo obiettivo?
Un altro dei punti sui quali battiamo in modo quasi ossessivo – ed in questo anche i nostri alleati del M.I.L. sono particolarmente attenti – è il policentrismo della nostra città. Non un centro con periferie, ma molti centri con forti identità. Nel dopoguerra nessuno ha puntato in questa direzione, e – anzi – certamente l’approccio delle ultime amministrazioni è andato in senso intenzionalmente contrario: un centro da esibire, molta periferia/dormitorio da nascondere o da “integrare”, da mettere a servizio. Persino la rete del trasporto urbano risponde a questa filosofia. Noi siamo certi che solo restituendo un’identità precisa (ma – attenzione! – senza costi aggiuntivi per la nostra comunità cittadina) alle singole municipalità - ma quelle antiche, non i nove, fittizi “municipi” creati senza logica in tempi recenti – si otterrà una vera integrazione identitaria in ogni antico borgo genovese, in modo da superare il complesso del ghetto che affligge oggi tante antiche comunità, soprattutto nel Ponente.
 
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